Emozioni, «materia» da insegnare

«Ci hanno insegnato fin da piccoli come è formato il corpo, i suoi organi, le sue ossa, le sue funzioni, i suoi punti, ma mai abbiamo saputo da che cosa è composta l’anima. Forse non siamo coscienti di tutto quello che le nostre emozioni illuminano e mettono in ombra durante la nostra vita. Nessuno ci ha mai detto come gestirle, come cambiarle e come impararle, sembra come se ci dimenticassimo di loro per il semplice fatto che non le vediamo».

Dalla citazione di Mario Benedetti prende avvio la mia tesi di Laurea Magistrale dal titolo «Educare alla felicità?» L’esercizio emotivo è il cuore della formazione che mira a dimostrare, tramite l’esperienza diretta di tirocinio, come non solo le emozioni siano fondamentali nella vita di tutti i giorni, ma come lo siano ancora di più in educazione.

Le emozioni sono componenti vitalizzanti e indispensabili per l’esistenza umana e sarebbe illusorio pensare di poterle controllare eliminandole o reprimendole. Anche i bambini, come gli adulti, ne sono sopraffatti e l’educatore ha come obiettivo principale quello di considerarli come esseri pensanti facendoli sentire a proprio agio in un luogo dove possano aver fiducia in loro stessi senza il timore di essere giudicati.

Leggendo le loro storie è facile notare che esse parlano di emozioni profonde (mettendo in evidenza un valore importante della scrittura): ogni età, ogni vissuto ha i suoi tratti ben definiti ricchi di umanità, di sentimenti che fanno di ogni essere umano un esempio unico e irripetibile.

Giacomo, Ludovica, Matilde. Ricordo lo sguardo di ognuno di loro, il loro sorriso e la loro inquietudine. Sono incontri che hanno nutrito la mia passione per l’insegnamento portandomi a riflettere sulla responsabilità che si assume chi sceglie di diventare insegnante. Si può davvero insegnare un valore? Si può davvero educare alla felicità? Probabilmente sì, a una condizione imprescindibile: ogni dichiarazione deve essere accompagnata da una testimonianza concreta e da un’esperienza che attesti quel valore. Alla grande malattia che ha colpito la scuola si deve e si può rispondere con la grande salute degli educatori che devono diventare testimoni di ogni loro insegnamento e portatori di una cultura della responsabilità personale che non può essere ignorata da chi sceglie di intraprendere questa professione.

Merita di essere chiamato docente colui che, non soltanto, insegna i valori e li richiama, ma li cerca senza posa e ne fa un’esperienza personale esemplificativa mostrando, insomma, l’insostituibilità di una presenza.

In un mondo che tende a schiacciare verso il basso, dove la cultura della paura fa da padrona, il mio lavoro ha, invece, voluto essere un esempio positivo, di spinta verso l’alto; una testimonianza di come le emozioni siano la strada verso la felicità.

Chiara NOELLO
Università degli Studi di Torino
Laurea Magistrale in Lingue e Letterature straniere moderne

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